Malattie cardiometaboliche, i primi segnali già a 8 anni
Studio su Nature, forse è possibile prevenirle con farmaci anti-obesità
I primi campanelli d'allarme di quel mix chiamato sindrome cardio-nefro-metabolica, una condizione clinica in cui obesità, diabete, malattie renali e cardiovascolari si alimentano a vicenda, possono essere individuati nel sangue già a partire dagli 8 anni di età. È quanto ha scoperto un gruppo di ricerca internazionale, coordinato dalla Vanderbilt University e dal University of Texas, in uno studio pubblicato oggi sulla rivista Nature Metabolism secondo cui i farmaci anti-obesità potrebbero essere utili a prevenire questa condizione. "I primi segni patologici della sindrome cardio-nefro-metabolica compaiono prima dei 20 anni", spiegano i ricercatori. Tuttavia, "gli attuali sforzi di prevenzione si concentrano prevalentemente sugli adulti, perdendo così l'opportunità di individuare i soggetti ad alto rischio già nelle prime fasi dell'infanzia". A mancare sono soprattutto indicatori che facciano intercettare facilmente la malattia quando muove i primi passi. Per cercare di colmare questa lacuna, i ricercatori hanno esaminato il sangue di 273 bambini identificando sei "firme" proteiche in grado di influenzare in modo significativo il rischio di sviluppare patologie cardiometaboliche in età adulta. Questi marcatori sono legati alla salute delle cellule beta del pancreas, alla sensibilità all'insulina, alla funzionalità del fegato, all'infiammazione e al metabolismo del colesterolo. Le stesse firme sono state riscontrate in 685 adulti ad alto rischio di sviluppare queste patologie. Test successivi hanno confermato i risultati tramite l'analisi dei dati di oltre 28 mila adulti, scoprendo che quelli con profili proteici simili a quelli individuati avevano un rischio maggiore di infarto o di altri problemi legati a queste patologie. Secondo i ricercatori, tuttavia, potrebbe esserci una possibilità di intervento per ridurre il rischio: i farmaci antidiabetici e anti-obesità della famiglia degli agonisti del Glp-1 agiscono anche su questi meccanismi alterati. I ricercatori precisano che sono necessari ulteriori studi per verificare se ciò si traduca in un reale beneficio clinico. Se fosse confermata una loro azione, però, si aprirebbe un'opportunità di prevenzione. "Questo rende la condizione di rischio modificabile, anziché un destino segnato", ha sottolineato in una nota Kari North, tra gli autori dello studio. "L'infanzia è il momento in cui dobbiamo davvero iniziare a intervenire, perché è reversibile".
楊-C.Yáng--THT-士蔑報