The Hong Kong Telegraph - 'L'occasione fa il ladro' al Rof tra macchine teatrali dell''800 e rigore musicale

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'L'occasione fa il ladro' al Rof tra macchine teatrali dell''800 e rigore musicale
'L'occasione fa il ladro' al Rof tra macchine teatrali dell''800 e rigore musicale

'L'occasione fa il ladro' al Rof tra macchine teatrali dell''800 e rigore musicale

Pesaro. Ne parlano il baritono Matteo Mancini e il direttore d'orchestra Alessandro Bonato

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(di Federica Acqua) "Il mio padrone è un uomo, ognun che il vede il sa: rassembla un galantuomo, e forse lo sarà". Sono questi i versi con cui il servo Martino descrive il suo padrone Don Parmenione nell'opera 'L'occasione fa il ladro' in programma il 12 agosto prossimo al 47/simo Rossini Opera Festival di Pesaro per la direzione d'orchestra di Alessandro Bonato e la regia di Jean-+Pierre Ponnelle (1932-1988), ripresa da Sonja Frisell. E a questi caratteri del personaggio che "con tutti fa il sensibile, ma di sé solo è amante. E' insomma un di quegli esseri comuni in società", ha raccontato all'ANSA di attenersi nella sua interpretazione, il baritono Matteo Mancini. Nativo di Pesaro, il cantante vanta una solida formazione belcantistica, spalmata in 27 anni d'età per un metro e 92 di altezza, che ha creato non pochi problemi alla regia improntata al perfezionismo e all'armonia in scena tra i personaggi, costretti talvolta a scambiarsi effusioni da lontano per non turbare le proporzioni. "Un'impostazione che non lascia niente al caso - ha aggiunto Mancini - tanto che per indicare qualcuno ci è stato chiesto di non usare il dito indice come si fa adesso, ma tutta la mano com'era buona regola tra i nobili dell'epoca. A ciò si aggiunga la difficoltà vocale della parte, che usa molto il sillabato abbinato ad una tessitura acuta". Ne scaturisce secondo Mancini, un personaggio un po' smargiasso, che non esita a dare pizzichi nel sedere alle donne, nonostante le origini nobili, inferiori però a quelle dell'altro protagonista: il Conte Alberto. E' infatti da un casuale scambio di valigie tra i due che nasce la vicenda e il conseguente scambio d'identità tra i personaggi. Ma non è il solo, perché entrambi sono alla ricerca di due giovani donne: la marchesina Berenice e la sua cameriera Ernestina, che a loro volta interpretano il ruolo l'una dell'altra, fino al disvelamento delle rispettive identità dei quattro protagonisti e al ricongiungimento delle coppie innamorate. L'opera definita da Rossini una burletta per musica, è in realtà, per Bonato, una composizione molto completa e strutturata, con personaggi ben delineati, caratterizzati da una grande estensione lirica e un'ouverture innovativa che evoca un temporale e introduce immediatamente l'ascoltatore nell'azione della vicenda evocandone la tensione. "Il mio impegno - ha spiegato il direttore d'orchestra - è stato soprattutto di restituire alla partitura in base all'edizione critica, i tempi e i ritmi autentici di Rossini, spogliandoli dalle estremizzazioni e dalle spettacolarizzazioni operate nel corso del tempo. Una cosa infatti è attenersi alla prassi esecutiva non scritta, altro è invece rifarsi alla tradizione che, per dirla con le parole di Riccardo Muti, è l'insieme delle cattive abitudini. Una cosa che nelle opere di Mozart nessuno osa fare, ma che è invece molto frequente in quelle di Rossini. Per il resto - ha concluso - ho lavorato sul ripristino delle appoggiature, ossia sulle note non scritte che, di prassi, venivano eseguite per abbellire le frasi musicali sia nei recitativi che nei pezzi chiusi, e che possono essere superiori o inferiori a seconda dell'intervallo musicale e dell'intenzione della frase". Basato su una regia tradizionale riferita all'epoca, l'allestimento si avvale di raffinate tele dipinte a mano dallo stesso Ponnelle e di macchine teatrali dell''800 poste nell'architrave presente sul palco e movimentate a mano. "Una trovata geniale - commenta Bonato - che rende visibile nel sottofondo il grande lavoro dei tecnici di scena, riconoscendo il debito che tutti noi abbiamo nei loro confronti, perché regia e musica non sono mai separate e occorre lavorare sia sul piano attoriale che su quello vocale: dalla dizione, al fraseggio, alla respirazione".

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